La musica gregoriana e le sue origini

6 Giugno 2020 · Notizie · Ultimo aggiornamento il 6 Giugno 2020

AR – Durante il periodo del medioevo, la musica iniziò ad avere un ruolo fondamentale nella vita delle persone, sia a livello spirituale, sia a livello profano. Si iniziò a pensare che la musica avesse una stretta relazione con i moti astrali e, soprattutto, che potesse condizionare gli umori delle persone che ascoltavano o eseguivano i brani.

Dopo l’editto di Milano del 313, che sanciva la pace tra l’impero romano e la religione cristiana, la musica divenne una vera e propria parte integrante delle liturgie cristiane.

Nei primi secoli del Medioevo caratterizzati da guerre, invasioni ed epidemie, la chiesa cominciò ad avere un ruolo fondamentale per la diffusione culturale, non solo della musica, ma anche di tutte le altre arti che venivano tramandate e trascritte nei monasteri dai monaci amanuensi.

Per spiegare l’importanza culturale e sociale della musica nel medioevo, ci basta solamente sapere che era una materia compresa nelle 7 arti liberali (le materie che venivano insegante nelle scuole). Queste 7 arti comprendevano il trivium (discipline filosofiche) ed il quadrivium (discipline matematiche e scientifiche). La musica faceva parte del quadrivium, insieme all’aritmetica, alla geometria e all’astronomia.

Successivamente, venne istituita una scuola chiamata Schola cantorum (prendendo il nome dalla parte della chiesa in cui erano collocati i cantori che intonavano i salmi), che istruiva ragazzi e uomini per diventare dei musici eclesiastici.

La musica medievale, soprattutto nell’ambito religioso, si può riconoscere nella musica gregoriana.

Questa è composta da canti in lingua latina utilizzati dalla Chiesa dell’occidente che si differenziava dalla musica bizantina utilizzata nella Chiesa d’oriente.

Il suo nome deriva da Papa Gregorio I, detto “Magno”, vissuto a cavallo tra il VI e VII secolo. Egli fu il primo a far raccogliere tutti i canti sacri in un unico volume che chiamò Antiphonarius Cento. Si narra che questo antifonario fosse legato con una catenina d’oro all’altare della cattedrale di San Pietro, però l’originale fu perso a causa delle varie invasioni barbariche succedutesi nei secoli.

Il repertorio del canto gregoriano è molto ampio, e si può dividere in due macro-categorie:

  • Liturgia delle ore: sono presenti Antifone, Salmi, Cantici, Responsori e Inni
  • Canti della messa: si suddividono in due sottocategorie che sono: Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei) e Proprium Missae (sono i testi che cambiano in base alle festività: Introito, Graduale, Sequenza, Alleluia che viene sostituito dal Tratto durante la Quaresima, Offertorio e Comunione)

Esistono tre generi di canti:

  • Genere salmodico: ad ogni sillaba corrisponde un’unica nota
  • Genere neumatico: ogni sillaba corrispondono un piccolo gruppo di note
  • Genere melismatico: ogni sillaba comprende melismi con molte note

In questo genere musicale non esiste una tonalità, ma esistono modalità. Infatti, si può parlare dell’esistenza di otto modi differenti.

Ogni modo ha una propria nota dominante, cioè la nota che viene maggiormente eseguita nel brano, una propria estensione ed una nota finale (quella con il quale il brano termina).

Gli 8 modi poi sono raggruppati in quattro categorie:

  • Protus: I – II
  • Deuterus: III – IV
  • Trius: V – VI
  • Tetrardus: VII – VIII

Ogni categoria contiene due modi, uno autentico ed il secondo è plagale. Plagale sta a significare che è più grave di quattro note rispetto al rispettivo modo autentico.

Oltre a questa differenza sostanziale, dove le due note iniziali sono differenti, non cambiano né estensione, né la nota finale.

Per tenere una certa simmetricità, i modi autentici sono quelli scritti con il numero romano dispari ( I – III – V – VII ), i modi plagali sono quelli scritti con il numero romano pari ( II – IV – VI – VIII ).

Tutta la musica detta “gregoriana” era scritta con dei neumi, di solito, ogni simbolo dava un significato melodico e ritmico ad ogni sillaba, a parte nel caso del melisma, dove per un neuma corrispondevano decine di note. Successivamente, si iniziò ad utilizzare un tetragramma formato da 4 linee orizzontali al cui interno venivano inseriti i neumi. A differenza del metodo di scrittura neumatico, il sistema con il tetragramma, dava una lettura inequivocabile del brano, scandiva tempi ed intonazioni ben precise ad ogni sillaba, per cui ogni brano iniziò ad essere eseguito nello stesso modo da chiunque lo leggesse.

Nelle più recenti edizioni dei libri di musica sacra, come ad esempio nel Graduale Triplex, tutti i canti sono trascritti in un tetragramma con notazione quadrata (metodo a noi più riconoscibile). [ANDREA ROVELLI]

NOTAZIONE MUSICALE NEUMATICA

Notazione gregoriana con tetragramma e neumi